mercoledì 29 febbraio 2012

La moltiplicazione del male.

MERCOLEDÌ DELLA PRIMA SETTIMANA DI QUARESIMA

L’episodio di Genesi dell'uccisione di Abele da parte di Caino che leggiamo oggi (Gn 4, 1-16) reca in sé molte possibili riflessioni. Eccone alcune.
La prima è che il figlio che rimane vivo è l’assassino e non il buono. Inizia qui a porsi la domanda che accompagnerà tutta la Sacra Scrittura: “Perché il giusto muore e il cattivo no?”
Interrogativo che ancora oggi bussa alla porta dei nostri pensieri.

La seconda è che i problemi di relazione non coinvolgono ormai più solo la coppia ma anche i fratelli che si rendono sempre più conto che sono diversi tra loro e che con questa diversità bisogna fare i conti: la si accetta o la si rifiuta?
Nel piano di Dio la differenza è occasione di dialogo e di comunione, ma nella realtà ormai segnata dal peccato non è più tutto così semplice.

La terza si riferisce a come Caino legge il comportamento di Dio nei suoi confronti. Vedendo che Dio gradisce più l’offerta del fratello sente di subire un torto. Invece di accettare la differenza con Abele e di capire il perché dell’agire di Dio, si chiude in se stesso vedendosi rifiutato. Nascono allora in lui gelosia e invidia.
Non comprende che il Creatore ama gli uomini in modo diverso, perché ogni uomo è diverso. Ma questa differenza non è preferenza.

Questo lo porta all’omicidio che è nello stesso tempo un suicidio perché da quel momento Caino non è più fratello di nessuno, condanna se stesso alla solitudine e da uomo sedentario, da agricoltore, diventa ramingo, senza più una casa. E perde il contatto con la terra.
In altre parole in un solo momento Caino ha distrutto tutto ciò che lo rendeva uomo: il rapporto con Dio, con il creato, con gli uomini.

Eppure Dio ha misericordia di lui e pone un segno di protezione su un uomo che ormai vive da maledetto. Vedendo questo segno gli uomini non gli faranno del male ma solo per paura, per non attirarsi la vendetta di Dio e non perché lo amano.

È curioso il futuro di Caino: diventerà un “costruttore di città”. Nella logica di Genesi questo non è un segno positivo perché significa che la violenza si moltiplicherà, crescerà trovando la sua casa soprattutto nelle grandi città.
Si è dunque partiti dall’omicidio di un fratello per arrivare ad una città di omicidi.

Mi viene da pensare alle nostre relazioni tra fratelli, sia con quelli “di sangue” sia con i fratelli in umanità. Anche noi abbiamo una possibile scelta: moltiplicare il bene o moltiplicare il male.
Una cosa è certa: uccidere un nostro fratello è anche uccidere noi stessi.

Nessun commento:

Posta un commento