domenica 4 marzo 2012

Lo spirito della legge

II DOMENICA DI QUARESIMA

Vorrei fermarmi a riflettere brevemente con voi sulla prima lettura di questa domenica e in particolare sul dono della “Legge” al popolo eletto (Dt 5, 1-2.6-21).
A cosa serve la legge nella sua essenza?
Credo si possa dire che serve a riconoscere l’altro nei suoi diritti e quindi me stesso nei miei doveri e nelle mie limitazioni.
In fondo la legge di Dio ci porta a costruire relazioni mature con il prossimo, ci aiuta ad abbandonare i nostri egoismi e il nostro egocentrismo narcisistico. Ci educa ad uscire da noi stessi per donarci agli altri.
Quando Dio dona le sue 10 Parole offre allora all’uomo la possibilità di crescere, di diventare pienamente uomo, pienamente capace di relazionarsi con Dio e con gli altri uomini.

E non va dimenticato che il Dio che dona la legge, come leggiamo nel passo del Deuteronomio, è lo stesso Dio che ha liberato Israele dall’ Egitto e che vuole mantenerlo libero.
Può dunque il Dio che vuole i suoi figli liberi, incatenarli ancora? Non avrebbe senso. Di conseguenza la sua Legge è per una libertà ancora più grande e, appunto, per una capacità di relazione interpersonale ancora più sincera.
Ed è veramente libero e “adulto” colui che sa accogliere la legge di Dio nella sua vita perché sa che essa corrisponde alla sua verità più intima, alle sue esigenze più profonde.

Si pone però una domanda: come fare a non cadere nel formalismo, nel credere cioè che basti osservare esteriormente una serie di norme perché la vita sia secondo la Legge?
Non è facile. Bisogna approfondire quello che è lo “spirito” della legge, impegnarsi a comprendere il suo senso: perché è stata data e per chi, con quale finalità, quale intenzione l’ha suscitata?
Qualcuno ha scritto: “è necessaria la lettera delle legge per capire il senso della legge e poi però l’obbedienza deve essere al senso della legge.”

Prendiamo ad esempio le legge sul dare la decima dei propri guadagni. La decima era lo strumento per educare le persone alla misericordia e alla solidarietà, non tenendo tutto per se stessi.
Ora questa pratica ai tempi di Gesù era arrivata ad una tale minuzia di regole che offuscava lo scopo per cui era stata data.
Gesù invitava allora a interiorizzare la motivazione che stava sotto la regola, cioè l’imparare ad essere misericordiosi, a condividere.
Non diceva di non dare la decima ma di farlo per imparare e praticare la misericordia e la giustizia, se no non avrebbe avuto senso: si sarebbe seguita la “lettera” della legge ma non il suo spirito.
Quindi bisognava vivere innanzitutto la misericordia, senza dimenticarsi la legge sulla decima.

Penso di avervi fatto venire un bel mal di testa, ma ho voluto lasciarvi questa riflessione più che altro per dare una spinta ad un approfondimento personale sul nostro rapporto con la Legge di Dio ma anche con le leggi in generale, soprattutto in un tempo come il nostro in cui sembra che vivere senza legge sia non solo possibile ma anche auspicabile.
E ho approfittato della prima lettura di questa domenica che ha tanto da dire a credenti e non.

2 commenti:

  1. Ciao Emanuela...

    Leggendo quello che scrivi, non posso fare a meno di pensare: la Cei, per i funerali di Lucio Dalla, non ha permesso che si cantassero le sue canzoni durante la funzione, in "osservanza alla liturgia tradizionale".

    Mi ha messo una grande tristezza questa decisione... Non è forse fatto il sabato per l'uomo e non l'uomo per il sabato?

    I membri della Cei dovrebbero certamente leggere il tuo blog: ogni tanto, dovrebbero leggere anche il vangelo.

    Un abbraccio
    Manuel

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    1. Penso che un paio di sue canzoni non avrebbero violato la serietà della celebrazione, se cantate al momento giusto.

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