venerdì 16 marzo 2012

Non affannatevi

Nel vangelo di ieri leggevamo il famoso passo sulla “Provvidenza” di Dio (Mt 6, 25-34) con l’invito a non affannarsi: “Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena”

In greco “preoccuparsi” ha la medesima radice della parola che “dice” la morte e dà l’idea di una lacerazione, di una divisione.
Questo per sottolineare come l’affanno e la preoccupazione accorcino la vita, tolgano energie e anticipino la morte.
L’ affanno è un inganno diabolico per l’uomo perché illude, appare l’unico modo per “salvarsi”, per “proteggersi”, quando invece ci uccide.

Nemmeno per il Regno di Dio ci si deve affannare, va invece cercato: “Cercate anzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.

Noi non siamo in grado di portare oggi l’inquietudine di domani. Non ne abbiamo le forze e non si regge a lungo vivendo sotto l’incubo di quello che potrà succedere.
Affannarsi significa mettersi sulle spalle pesi troppo pesanti o, in alcuni casi, addirittura inesistenti.
Come disse un gesuita con un esempio casalingo: “l’affanno è come voler lavare oggi i piatti della cena di domani.”

L’antidoto all’affanno non è una nuova assicurazione sulla vita ma una fiducia più grande in Colui che “sa” di cosa abbiamo bisogno. Noi siamo “gente di poca fede”, lo meritiamo tutto il ritratto che di noi fa il Signore.
Ma la cosa bella è sapere che anche la fede è un dono che Dio provvede a chi lo cerca, lo chiede e lo attende.

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