giovedì 1 marzo 2012

Norme canoniche e Vangelo

GIOVEDÌ DELLA PRIMA SETTIMANA DI QUARESIMA

Entrando in una chiesa ho trovato uno di quei foglietti in cui è facile imbattersi in questo tempo di Quaresima.
Oltre alle informazioni sulle varie celebrazioni parrocchiali si davano indicazioni su come vivere questo tempo (preghiera, elemosina, opere di carità…) per poi dilungarsi un po’ di più sul digiuno e l’astinenza da viversi nei diversi venerdì.
Veniva così descritto in cosa consistevano concretamente l’astinenza e il digiuno.

Da un lato ha ammirato la chiarezza con cui la faccenda veniva spiegata anche perché spesso c’è molta confusione a questo riguardo. Dall’altro però ho notato due mancanze (a mio modesto parere, sia chiaro) che un po’ mi hanno irritato.

La prima è la mancanza di un approfondimento delle motivazioni per questi due gesti che “toccando” il corpo toccano l’uomo in tutte le sue dimensioni.
Provate solo a pensare come il rinunciare a qualcosa ( cibo, internet, sigarette, vizi vari….) ci apre gli occhi su quanto siamo condizionati da quella cosa, da quella abitudine, da quel comportamento. Solo quando ci manca ci rendiamo conto della nostra “schiavitù”.

La seconda mancanza però mi sembra ancora più grave: perché puntare sempre e solo su questo?
Il digiuno è importante e così una rinuncia per un bene più grande ma non si dovrebbe anche invitare al digiuno delle parole vane, delle critiche, dei pettegolezzi, del protagonismo, del “faccio tutto io”… tutti aspetti che tra parrocchiani sono presenti e a volte, purtroppo, in abbondanza?

Perché lasciare un pieghevole da ritirare in cui trovare solo orari e regole canoniche per il rapporto con il cibo?
È un puntare in basso, un pensare che il cammino di fede abbia più bisogno di regole precise che di una maggiore consapevolezza. Trattare un po’ i fedeli da bambini, insomma.

È vero che queste regole sono seguite ormai da pochi e che può avere un senso riprenderle in mano e riproporle.
Ma basta citare la “norma”? Il rischio è che alla fine le persone si limitino a questo, facciano bene quanto loro richiesto, illudendosi di essere a posto. Dei bravi soldatini.
Ma il mondo non ha bisogno di questo modo di vivere la fede e non ne abbiamo bisogno nemmeno noi. All’apparenza è tutto a posto, tutto in ordine, ma dietro può mancare la sostanza.

Oggi nel vangelo leggevano queste parole di Gesù: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli….Avete inteso che fu detto: Non ucciderai…Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: Stupido, dovrà essere sottoposto al sinedrio e chi gli dice: Pazzo, sarà destinato al fuoco della Geenna” (Mt 5, 20-26).

Ecco: ci sono le esigenze della legge ma queste sono il minimo da fare o non fare. Bisogna andare oltre.
Non basta non digiunare bisogna condividere quello che si ha; non basta non tradire il coniuge, bisogna curare l’amore di coppia…
Non basta non uccidere bisogna avere cura della delicatezza dell’amore e del rispetto per il prossimo senza ferirlo con le nostre parole.
Non bastano le norme sull’astinenza, bisogna avere fame e sete di giustizia.

E allora, sulla scia dell’insegnamento odierno di Gesù sull’uso della nostra lingua facciamo nostro l’insegnamento monastico a questo riguardo:
“Nessuna chiacchiera, pochi discorsi, qualche parola, molto silenzio.”

Il silenzio e la riflessione ci faranno comprendere la scala dei valori.

1 commento:

  1. Ciao Emanuela,

    tu però non rimanere in silenzio, perché posso fare a meno di tante cose in quaresima, ma certo non delle tue parole.

    Un grazie di cuore, per la capacità che hai di aprire porte e pensieri nei luoghi più inconsueti.

    Un abbraccio
    Manuel

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