lunedì 12 marzo 2012

Permettere a Dio di farsi vicino

LUNEDÌ DELLA III SETTIMANA DI QUARESIMA

“Pregando non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate”. ( Mt 6, 7-15)

Come Chiesa e come credenti sprechiamo veramente le parole. E non solo perché ne diciamo troppe ma perché spesso esse sono inutili, non “edificano” né chi le pronuncia né chi le ascolta.
La tendenza alle troppe ed inutili parole potremmo definirla una patologia dello spirito.
Essa è un chiaro sintomo del voler dare le nostre misure a Dio, del volerlo “imboccare” e del volerlo adattare a noi.

Quando poi queste troppe ed inutili parole entrano nella nostra preghiera diventano come una pesante cornice che non fa entrare e non fa uscire.
Non fa entrare Dio e quello che vorrebbe fare con noi e per noi e non ci fa uscire da noi stessi.

Dio nelle troppe parole non entra, la sua voce si ascolta solo quando impariamo a tacere e ad ascoltare.
Chi progredisce nella vita spirituale inizia a provare un autentico e comprensibile fastidio quando vede la preghiera malmenata, violata, ridotta in fin di vita, dalle troppe parole che si illudono di conquistare Dio.
Proprio perché si accorge che il Signore lì non può essere presente perché non trova spazio.

Quando guido qualche momento di preghiera mi capita a volte di faticare parecchio per ottenere un clima di silenzio e di ascolto. Noto che tanti cristiani non sanno resistere nel silenzio, anche se breve. È mancata la formazione a questo riguardo e continua purtroppo a mancare.
Sembra non ci sia tempo né voglia di spendere energie per questo.

Però quando una persona è allenata all’ascolto del silenzio, creando in se stessa un grembo pronto ad accogliere quanto Dio le voglia rivelare o solo la sua presenza, questa riesce a trasmettere a chi prega con lei la calma dello spirito. E rende felice Dio perché può finalmente avvicinarsi alla sua creatura.

1 commento:

  1. Ciao Emanuela,
    temo di essere anche io tra coloro che faticano a mantenere il silenzio...
    Stare in silenzio fa paura: costringe ad affrontare l'infinito e l'ignoto. Costringe a guardare dentro noi stessi.

    Le tue non sono mai parole sprecate.
    Un abbraccio
    Manuel

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