giovedì 5 aprile 2012

I piedi parlano

Ricorre un aneddoto su San Filippo Neri che considerava l'umiltà la prima virtù di un santo.

“C'era ai suoi tempi una religiosa di cui tutti parlavano, poiché si diceva avesse estasi e rivelazioni. Un giorno il Papa manda proprio Pippo bono in un convento nei pressi di Roma per rendersi conto della santità di questa suora. Il tempo si mette al brutto. La pioggia vien giù come Dio la manda... Filippo Neri arriva al convento infangato fino alle ginocchia. Chiede subito della suora, ed eccola che arriva... seria seria, compunta, tutta annegata in Dio. Il Santo siede, tende le gambe e dice alla suora: «Toglietemi le scarpe!».

Al che, la suora s'impenna, alza il mento e resta immota, tutta indignata. Padre Filippo non chiede nulla. Ne sa già abbastanza. Si riprende il mantello, si piazza in testa il cappello e torna dal Papa a riferire che, secondo lui, una persona così altezzosa non poteva essere una santa.”
(da Lia Carini Alimandi - Così sorridono i santi - ed. Citta' Nuova).

I piedi dicono tanto. Attraverso essi s. Filippo aveva provato la virtù di una suora.
E lavando quelli dei suoi discepoli Gesù ci ha raccontato se stesso (cf. Gv 13, 1-17).

Sapeva che il Padre gli aveva lasciato tutto tra le mani e in quelle stesse mani prende i piedi dei suoi discepoli. Li bagna, li asciuga, li pulisce, li rinfresca. Ogni suo gesto dice l’affetto di una madre che lava il suo bambino, gesto che probabilmente abbiamo vissuto anche noi e che ricordiamo forse con nostalgia.

Prendendo tra le mani i piedi dei suoi “amici” Gesù prende tra le mani il loro cammino, che è stato e sarà ancora polveroso, a volte disorientato, insicuro, sbagliato. Li prende tra le mani per guarire questo cammino, per rassicurarlo, per accompagnarlo.

Non si umilia facendo questo gesto ma semplicemente si rivela. Chinandosi a lavare dice che l’amore è umile e che l’umiltà è l’essenza propria di Dio, la sua identità. Cristo non si è umiliato con questo gesto, ha semplicemente espresso la sua realtà più intima. Qui c’è tutta la sua divinità: solo Dio è capace di piegarsi così davanti agli uomini.

Ed è un gesto che compie levandosi le vesti (non la veste): sembra quasi che rimanga nudo, vulnerabile, coperto solo di un asciugamano, il telo del servo, telo che poi non si toglierà (Giovanni dice che riprese le vesti ma non che depose l’asciugamano).
Sembra quasi che questo telo gli rimanga addosso, diventi la sua stessa pelle per dirci ancora una volta: “Sono venuto per servire, non per essere servito” .

Un gesto nello stesso tempo umile e forte, incisivo. Ma pare che non sia bastato per sciogliere tutti i desideri di potere ( più o meno espliciti), di successo, di dominio, di apparire dei suoi discepoli e i nostri.

I piedi dunque parlano. Possiamo allora guardare i nostri, immaginarli tra le Sue mani, "vederli" bagnati e asciugati da Lui e chiederci anche quali strade hanno percorso e quali segni portano.

1 commento:

  1. Un giorno, il padrone di una fabbrica andò a fare il suo giro di ispezione, accompagnato dal suo segretario.

    Entrambi vestiti da gran signori, tutti compunti e laccati.

    Vennero accolti dall'operaio capo, che li condusse nel giro di ispezione: spiegando il lavoro, i punti di forza e di debolezza.

    Terminato il giro, il padrone, soddisfatto, elogiò il capo-operaio per l'ottimo lavoro e gli tese la mano.

    Il capo-operaio guardò imbarazzato le sue mani, sporche di grasso, callose e rovinate dal lavoro. Non osava stringere la mano del padrone della fabbrica, bella liscia e pulita.

    Quello, accorgendosi del suo imbarazza, si fece avanti comunque e presa la sua mano, la strinse con entrambe le sue, sporcandosi a sua volta del grasso dei macchinari.

    "Non vergognarti mai delle tue mani: esse manifestano il valore e l'orgoglio del tuo lavoro e valgono molto di più dei nostri bei vestiti e cappelli. Per me è un onore, stringere la tua mano sporca di grasso."

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