lunedì 7 maggio 2012

Dio come semplice "contorno"


V DOMENICA DI PASQUA – B-

Nel vangelo di ieri ( Gv 17, 1-11) Gesù riferendosi al Padre afferma che quest’ultimo “gli ha dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutto coloro che il Padre gli ha dato.”

“Potere su ogni essere umano”: sembra il desiderio di tanti uomini, poter gestire la vita degli altri e decidere di essa. È veramente una sensazione che può ubriacare.
Se leggiamo però bene tutti i versetti che fanno da cornice a questa frase scopriamo che il suo potere consiste in alcune cose.

Innanzitutto nel ricevere come dono dalle mani del Padre le persone a cui dovrà dare vita. E non un “piccola vita” , una vita minimale, ma la vita eterna.
E poi pregare per loro perché siano custodite nel bene e diventino “una cosa sola”.

Questo è l’unico tipo di “potere” che Dio ci permette di desiderare, sulla stregua di quanto operato e fatto da Cristo.
Si tratta dunque di:

Accogliere le persone con cui viviamo e che  incontriamo per vari motivi come dono che lui ci fa.
Imparare a guardarle con i suoi occhi e ad amarle con il suo cuore.

Poi dare loro la “vita”, cioè aiutarle ad esprimere in pienezza la vita che hanno ricevuto dal Padre, a realizzarla per quanto le circostanze lo permettano. 
Aiutarle a vivere il meglio possibile, non accontentarci di dare il minimo indispensabile, quanto basta per sopravvivere in questo mondo, ma dare di più, cercare di offrire loro una vita che abbia dignità, valore.
Posso ad esempio accontentarmi di dare ad un carcerato solo il cibo per tirare fino a sera o non devo aiutarlo a crescere in umanità, consapevolezza di sé, dei suoi errori ma anche della sua dignità che continua ad avere se pur spesso accantonata?

E pregare per le persone che ci vengono affidate. Non una preghiera fine a se stessa, che a volte diventa un modo per scaricarsi il problema di dosso ( prego per loro e mi pare di aver fatto quanto dovevo, poi posso non interessarmene più) ma una preghiera che apra alla “comunione” cioè che sia fonte e stimolo per cercare relazioni umane convincenti, non false o superficiali.

Cristo ha faticato e fatica molto a far seccare nel cuore dei suoi stessi discepoli la sete di potere umano. E a volte “fallisce” perché troppo forte è la sua seduzione.
Rimanere uniti a Lui come il tralcio alla vite è l’unico antidoto per riconoscere questa seduzione e per resistervi.
Si tratta però di accettare che Dio non sia un optional nella nostra esistenza.

A volte vedo persone pie, religiose, anche consacrate che vivono per quello che fanno, per la grandezza che riescono a raggiungere nel loro campo, che vogliono farsi un nome e rimangono attaccati a questo “nome” .
Pur mettendo la preghiera come prima azione della loro giornata poi non mettono lo stile di Cristo e la sua Parola al centro delle loro scelte. 

E così il fascino del potere si insinua nelle loro scelte, nei pensieri. Si arriva all’inganno di pensare che siccome lavorano per il Regno di Dio allora Dio sia nel loro lavoro. Ma purtroppo non è più così perché Dio è diventato un optional del loro agire, un bel contorno di cui vantarsi ma pur sempre solo un contorno.

Ecco allora che torna utile e più che mai necessario l’invito del Cardinale Martini nei primi tempi del suo ministero a Milano: “Ripartire da Cristo”.

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