giovedì 7 giugno 2012

Amore concreto


SOLENNITÀ DEL SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO

Corpo e Sangue. Non si può certo dire che la fede cristiana non sia concreta.
Essa prende il via da un corpo e da un sangue offerti, consegnati nelle mani di uomini.
È la vita che prende vita dalla Vita. La nostra vita prende vita dalla  vita donata concretamente da Gesù, nel suo corpo, nella sua persona.
Il sacramento dell’Eucarestia ci rivela un amore che non ha nulla di astratto, che si lascia toccare nella carne, come si suol dire.
Gesù non si è ritirato quando tutto di Lui è stato messo in gioco.

La nostra è dunque una fede “di carne”, che nasce da una carne ferita per diventare capace di entrare nella carne di chi la vive, di chi l’accoglie e di chi la vede da fuori.
Ed è una fede “di sangue”: in fondo il cristiano si realizza nella misura in cui si “dissangua” amando.

Celebrare la solennità del Corpo e del Sangue di Cristo allora è anche ricordare la concretezza  e insieme la semplicità dell’amore di Dio. Siamo fatti di carne e di sangue e da lì Dio è passato per salvare la nostra carne, il nostro sangue, la nostra vita.

Se avesse scelto di amare facilmente, oggi la nostra vita  non avrebbe di che nutrirsi.
E forse oggi la vita di tanti languisce perché abbiamo scelto di “amare” senza perdere o rinunciare a nulla.
Scriveva Madeleine Debrel:
“Penso che il mondo intero è stato privato di forze vive, mutilato, sfigurato, perché coloro che erano destinati a vivificarlo, a guarirlo, a trasfigurarlo, hanno scelto di amare facilmente”.

Un ultima cosa però: amare seriamente non significa amare seriosamente, con sguardo cupo e con le sopracciglia aggrottate.
Diffido di chi fa “proclami di amore” e  si impegna senza mai sorridere o ridere.
Diffido di chi ama con il “muso”.

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