mercoledì 27 giugno 2012

"Non piangere"


MERCOLEDÌ DELLA IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Il passo di vangelo che la liturgia ci presenta oggi  ( Lc 7, 11-17) è forse uno dei più toccanti del vangelo di Luca.
C’è un Gesù  “presentato in modo molto concreto: ha piedi, occhi, cuore, mano, bocca, descritti mediante l’azione del camminare, farsi vicino, vedere, commuoversi, toccare e parlare. Non è come gli idoli che non parlano, non toccano, non sentono, non vedono, non camminano ( cf. Sl 115, 5ss).” ( S. Fausti).

Non ci sono richieste da parte della madre vedova che sta accompagnando la salma del suo unico figlio. Non ha più parole per esprimere il suo dolore.
Gesù però vede,  prova "grande compassione" e dice “Non piangere”.

È una frase pericolosa “Non piangere”: può indicare superficialità, disinteresse, desiderio che l’altro taccia sul suo dolore perchè così non ci mette in crisi, non ci interroga, non ci dà fastidio.
Magari abbiamo detto anche noi un “Non piangere”  spinti più dall’egoismo più che dalla compassione.

In bocca a Cristo però queste due parole assumono un valore pregante perché Lui ha già pianto con questa donna così come piange con ogni uomo e l’umanità intera nel suo dolore.
Non è un “Non piangere” di convenienza  o il “non piangere” di chi ignora il dramma della morte.
Ma è  il “Non piangere” di chi ha conosciuto la morte ma anche la vita dentro la morte.
Il “Non piangere” di chi sa cosa è la vera com-passione, di chi dona speranza.

È questo Gesù che oggi siamo chiamati a contemplare, immaginare, meditare, a conoscere nella preghiera, a “imparare a memoria”, a cercare. È questo Gesù in cui siamo chiamati a confidare.

Ieri sono entrata in una chiesa durante una messa in onore di san Josemaría Escrivà e ho ascoltato un pezzo dell’omelia del celebrante.
Ne sono uscita rattristata perché chi parlava era riuscito a ridurre l’anno della fede che papa Benedetto ha indetto ad un semplice ripasso del catechismo e delle verità dottrinali.
Invece la fede è in primo luogo un incontro e una fiducia in quel Gesù che Luca ci ha descritto così bene nel passo del vangelo di oggi.
Se non si parte da qui tutto il resto rimane “cultura religiosa”, non cambia il cuore, non cambia la vita, i comportamenti, non cambia il mondo.

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