venerdì 21 settembre 2012

I cattivi pastori e le pecore sane



Nell’ufficio delle letture  (in rito romano) di questi giorni è stato proposto a spezzoni il discorso di s. Agostino sui pastori (che potete reperire facilmente in internet e che vi consiglio di leggere), discorso che prende spunto dal profeta Ezechiele e dalle sue reprimende a coloro che Dio aveva posto a capo del suo popolo e che non erano stati degni del loro compito (cf. Ez 34).
 Agostino analizza la loro disattenzione verso le “pecore” malate ma anche il rapporto con quelle sane. E proprio a questo proposito voglio riportarvi alcune sue parole:

“I pastori malvagi non basta che trascurino le pecore malate o deboli, sbandate e smarrite. Per quanto sta in loro uccidono anche quelle che sono forti e in buona salute. Tu dirai: ma queste vivono. Sì, vivono, ma per la misericordia di Dio.
Tuttavia per quanto sta in loro, i pastori cattivi le uccido. Come le uccidono, dirai?
Vivendo male, dando loro il cattivo esempio…
La pecora infatti anche se sana, osservando che il suo pastore abitualmente vive male, se distoglie gli occhi dalla legge del Signore e guarda l’uomo, comincia a dire in cuor suo: Se il mio superiore vive così chi mi vieta di fare altrettanto?
In tal modo uccide la pecora sana…
Vi sono pecore che vivono, sono salde nella parola del Signore e si attengono alla norma che hanno udito da lui: “Quanto vi dicono fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere” ( Mt 23, 3).
Tuttavia il pastore che dinanzi al popolo si comporta male, per quanto sta in lui, uccide colui dal quale viene osservato.
Non si illuda quindi perché quel tale non è morto. Quel tale vive, ma il pastore si rende ugualmente un omicida.
In  modo analogo quando un uomo corrotto guarda una donna con desiderio, essa rimane casta,ma lui ha già commesso adulterio…Così chiunque si comporta male dinanzi a coloro ai quali è preposto, per quanto dipende da lui uccide anche i sani. Chi lo imita muore, chi non lo imita continua a vivere. Ma per quanto sta in lui , uccide entrambi…

Agostino si riferiva ai presbiteri e ai vescovi in particolare, ma credo che il discorso sia molto attuale e possa essere allargato alla vita civile e politica.
Nella sua aspra critica sottolinea però che la pecora sana si ammala quando distoglie gli occhi dalla legge del Signore.
La legge del Signore in effetti fa da scudo, protegge, dona discernimento e forza. Acuisce i sensi della coscienza.
Senza questa forza per tutti diventa facile e attraente il pensare: “Se il mio superiore vive così, chi mi vieta di fare altrettanto”.
Da qui parte la malattia che diventa poi endemica, così diffusa che inizia ad apparire come normale e non ci si accorge che non siamo più “vivi”,  pieni di vita buona e fresca, ma morti che camminano.

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