venerdì 28 settembre 2012

La concretezza di s. Giacomo



VENERDI DELLA IV SETTIMANA DOPO IL MARTIRIO DI GIOVANNI

Questa settimana la liturgia ci ha proposto la lettura della lettera di s. Giacomo, forse la più diretta, immediata e concreta del Nuovo Testamento.
E ogni giorno mi sembrava calzasse a pennello con le notizie che affollavano le pagine dei giornali e che contemporaneamente affossavano le nostre speranze.
Giacomo parlava a credenti, delineandone tutte le “falle” nel loro comportamento concreto.
Ne riporto alcune:
“Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede; se non è seguita dalle opere in se stessa è morta”.

“La lingua  è un piccolo membro ma può vantarsi di grandi cose. Ecco: un piccolo fuoco può incendiare una grande foresta! Anche la lingua è un fuoco, il mondo del male….Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio. Dalla stessa bocca escono benedizione e maledizione. Non deve essere così fratelli miei!”.

“Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi, e non riuscite ad ottenere; combattete e fate guerra…Non sapete che l’amore per il mondo è nemico di Dio.”

“Voi dite: Oggi o domani andremo nella città e vi passeremo un anno e faremo affari e guadagni, mentre non sapete quale sarà il domani della vostra vita!....Dovreste dire invece: Se il Signore vorrà, vivremo e faremo questo o quello.

Sono parole che fanno un quadro delle tentazioni in cui cadiamo quotidianamente: pensare che basti pregare o dire una parola di consolazione  per i poveri quando invece hanno bisogno di beni primari, usare la nostra lingua per benedire il Signore e poi sparlare del nostro prossimo, attaccarci alle cose e al successo, vivere dimenticandoci che siamo di passaggio, fragili e “relativi”.
Quando qualcuno aggiunge ad una sua frase il famoso intercalare “se Dio vorrà”, lo prendiamo per bigotto o per esagerato, ma dice solo la verità.

In questi giorni si fa un gran vociare sul caso Sallusti. Non entro nel merito del discorso per quanto riguarda la pena per la sua colpa ma ciò che più mi irrita è vedere come il vero autore dell’articolo in questione si riveli solo ora e non si sia assunto prima le sue responsabilità.
Mi irrita il fatto che questo autore abbia scritto partendo da una falsità spacciata per verità, che abbia scritto cose molto pesanti senza valutare il peso delle parole che fomentano odio con molta facilità.
E soprattutto mi irrita che questo autore sia uno che si definisce cristiano, appartenente o almeno simpatizzate con il più famoso e controverso movimento ecclesiale del momento.
Forse una rilettura delle lettera di s. Giacomo non gli farebbe male, così come non fa male a ciascuno di noi.

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