sabato 15 settembre 2012

Nascere dall'alto



III DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI – ANNO B

Nicodemo era un buon fariseo, un uomo che obbediva alla legge perché era convinto che in essa vi trovava la volontà di Dio, volontà che cercava e amava.
Ma ad un certo punto della sua vita si è reso conto che non bastava.
Si sente in cuore una “notte” e cerca una luce in Gesù. Il quale però inizialmente sembra rendere il suo buio ancora più buio. Gli dice infatti una frase sibillina: “In verità ti dico, se uno non nasce dall’alto non può vedere il Regno di Dio”.
Infatti Nicodemo non comprende e ribatte: “Come può nascere un uomo quando è vecchio?”( cf. Gv 3, 1-13)

Il dialogo si base su un termine che può avere più significati: “di nuovo” e “dall’alto”. E Nicodemo all’inizio lo interpreta proprio con un “di nuovo”: non è possibile nascere di nuovo!
Questo è vero ma è possibile nascere e rinascere “dall’alto”. 
È possibile passare da una religiosità dal basso che si nutre di quanto facciamo noi per Dio, in cui i protagonisti siamo noi, ad una vita di fede che accoglie con l’ascolto, l’attenzione,  la disponibilità, il dono di Dio, quanto Lui ci ha dato in Gesù, così come afferma Paolo nell’epistola: “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi….Dio dimostra il suo amore per noi nel fatto che mentre eravamo ancora peccatori Cristo è morto per noi.”( cf. Rm 5, 5-11)
Questo è il dono “dall’alto” che ci ricostruisce come persone.

Questo pomeriggio ho avuto modo di  toccare con mano cosa significhi “nascere dall’alto”.
Ho partecipato al funerale di Cesare. Lo incontravo ogni settimana negli studi di Radio Missione Francescana dove insieme ad altri registravamo il commento alla Liturgia festiva. Era un uomo impegnato nel sociale, in politica, in parrocchia, nella Chiesa. Cinque figli e tanti nipoti, una moglie malata e un grande ardore in cuore di fare il bene e farlo bene.

Cercava e onorava la giustizia per i più poveri e i diseredati. Malato di cancro è morto nella fede. A lui si possono applicare le parole di Isaia della prima lettura: “Praticare la giustizia darà pace, onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre.” ( cf. Is 32, 15-20).
Lui aveva la fede e la pace del giusto.
La basilica di s. Vittore oggi era gremita, molti in piedi. C’erano persone di ogni tipo, diverse tra loro, ma penso che tutti avessero compreso che Cesare non veniva solo “dal basso” ma anche “dall’alto” perché si era lasciato plasmare dalla parola del vangelo, così come l’argilla si lascia plasmare dal vasaio.

Uscita dal funerale mi sono recata in carcere dove con alcuni detenuti abbiamo visto un documentario su don Pino Puglisi ucciso dalla mafia a Palermo proprio il 15 Settembre del1993.
E nelle immagini si vedevano le riprese del suo funerale dove una grande folla seguiva la bara portata tra le strade del quartiere Brancaccio.
Anche in questo caso ho pensato a quanto un uomo “nato dall’alto” diventi segno di speranza per molti.

Due uomini, Cesare e don Pino,  che hanno condiviso senza conoscersi l’impegno per il prossimo e una vita di fede profonda e concreta. Due uomini “deboli” come ci ha ricordato s. Paolo, deboli come tutti lo siamo, ma desiderosi di nascere e rinascere ogni giorno “dall’alto”.

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