mercoledì 3 ottobre 2012

I tempi di Dio e i tempi dell'uomo



Preparando un incontro su Abramo mi sono imbattuta in alcune parole del vescovo/teologo Bruno Forte a proposito di questa figura così importante da riscoprire nell’Anno della fede.
Riferendosi ad alcune letture rabbiniche che facevano diverse ipotesi sull’età in cui Abramo avrebbe conosciuto il Signore così afferma B. Forte:

“La terza tradizione è forse la più bella: Abramo aveva conosciuto Dio a quarantotto anni. Quarantotto sono gli anni della piena maturità della vita, la soglia prima del quarantanovesimo anno (nella simbolica biblica sette per sette è il compimento, la perfezione iniziata).
Certo, questa può essere anche l’età del disincanto: quando si è giovani ci sono molti sogni, poi la vita porta spesso a fare l’esperienza della delusione, nello scontro con la realtà tante volte dura, pesante, forse proprio lì dove meno ce lo saremmo aspettato.
Sarebbe in questo momento della vita, in cui può affacciarsi la tentazione di cedere all’amarezza del rimpianto, che Abramo scopre l’assoluto primato di Dio. 
Questa tradizione accentua da una parte il dono divino, dall’altra il fatto che ci si apre veramente al Signore quando si è conosciuto l’uomo, quando si è fatta esperienza del dolore del mondo: allora si capisce veramente il dono dall’alto, e Dio non è più per noi una consolazione umana o la proiezione dei nostri desideri.
È la scelta di Dio nel tempo della maturità, nel segno della profondità degli affetti e dei dolori umani. È l’approdo di ogni vera iniziazione alla fede e al tempo stesso il punto di partenza di una crescita che avrà compimento solo nella visione beata del cielo.”

I tempi di Dio e i tempi dell’uomo sono fatti per incontrarsi.

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