martedì 16 ottobre 2012

Pregare nella confusione



Quando vivevo a Roma e passavo del tempo interminabile su autobus, metropolitane o bloccata in auto nel traffico, ho imparato a pregare nelle situazioni più varie e ad adattare il tipo di preghiera a quello che stavo vivendo al momento. Nei lunghi tragitti della metro mi sono “fatta” delle belle e incisive meditazioni, così come il rosario è divenuto compagno delle mie trasferte a piedi o in macchina.

La visione un po’ idealizzata che abbiamo a volte della preghiera, paradossalmente ci impedisce di pregare. Se pregare per noi significa solo un silenzio assoluto, un luogo separato, una capacità di concertazione al 100% allora finiremo per pregare poco.
Anche perché non è tanto il silenzio esterno a facilitarci l’ascolto di Dio e il parlare con Lui, molto dipende da quanto abbiamo dentro: tensioni, preoccupazioni, pensieri di varia natura.
Mi è capitato di sentire il cuore più vicino a Dio nel caos e nel rumore del traffico che in una chiesa deserta.

Credo allora che dobbiamo scrollarci di dosso l’ideale di preghiera che ci siamo costruiti e vedere se per caso non sia semplicemente  un alibi che ci diamo per poi alla fine non pregare, non rivolgere l’attenzione del cuore e della mente al Signore.

Vi propongo allora a questo proposito una riflessione di M. E. Gandolfi:
http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=1013

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