lunedì 22 ottobre 2012

Quale fede, quale Chiesa?

DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO - ANNO B


Parlando con una persona a partire dalle letture di questa domenica siamo entrati in una discussione che sembrava senza via d’uscita.
Cosa conta in un cammino di fede? Seguendo le parole dell’apostolo Paolo nell’epistola (1Cor 3, 9-17) ciò che conta e va salvaguardato a tutti i costi è il fondamento: Gesù Cristo.
A lui è necessario tenersi uniti, sempre e comunque. E questo perché se il fondamento della nostra fede diventa un bravo sacerdote, un buon gruppo, una parrocchia dove si lavora bene, ad un certo punto tutto questo è destinato a finire.

Non solo: se manca questo fondamento davanti ai certi scandali tipo pedofilia, davanti a comportamenti di credenti praticanti molto poco edificanti, davanti a parrocchie chiuse su se stesse e senza respiro, la fuga sembra la reazione migliore.

Quindi ciò che più conta è che la nostra fede sia così ancorata alla persona di Gesù da tenerci in piedi nelle più diverse situazioni.
Questo è un punto fermo da quale non si può transigere. Se ci capitasse, come è successo agli ebrei nel corso della storia, di vedere rase al suolo le nostre chiese, di non avere più riferimenti spirituali visibili e “istituzionali”, cosa sarebbe di noi? Abbiamo interiorizzato Cristo nel cuore tanto da sopportare questo e tenere duro?

Rimane però una domanda: la comunità cristiana, i vari gruppi, le parrocchie, le comunità religiose… che valore hanno? Possiamo farne a meno? Nel libro degli Atti si legge della predicazione degli apostoli, del loro annuncio di Cristo morto e risorto, ma anche della loro vita comunitaria che attraeva, poneva interrogativi, accoglieva e diventava “luogo e strumento” di incontro tra le persone e Gesù.
Non c’è più speranza di realizzare realtà di fede dove si viva in un certo modo, comunità attraenti perché al loro interno ci si vuole bene e si condivide la stessa fede con semplicità di cuore? È pura illusione? È meglio stare alla larga dalle diverse “istituzioni ecclesiali” che spesso sembrano fatte apposta per scandalizzare più che per attrarre al Signore?

Siamo in tempi particolari dove, e ne sono sempre più convinta, sia necessario superare vecchie strutture, andare oltre certe impostazioni ormai destinate a morire, anche nella nostra Chiesa.
Dobbiamo ascoltare cosa ci dicono i mutamenti sociali, le persone con le loro necessità, i loro stili di vita, le loro domande. Applicare vecchie risposte o vecchi schemi a domande nuove non funziona. Tutto senza però mai tradire o accantonare il Fondamento, che è l’unica “roccia eterna”, Colui che era, che è e che viene.

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