venerdì 14 dicembre 2012

Un giorno speciale

VENERDI DELLA IV SETTIMANA DI AVVENTO

Nella prima lettura di oggi (Ger 17, 19-26) il profeta Geremia richiama il popolo affinché torni a santificare il giorno di Sabato.
Ma perché era (ed è) così importante per l’ebreo osservante santificare questo giorno della settimana?
Capirlo ci può aiutare anche a comprendere qualcosa di più della nostra domenica.
Il sabato era (ed è) per il fedele il giorno in cui gli altri trovavano senso, il giorno “messo a parte”, consacrato da Dio, senza sera e senza mattino, cioè eterno.
Era il giorno in cui Dio prendeva le distanze dalla propria creazione perché essa potesse rispondergli liberamente, potesse dirgli il suo “sì”.
Il sabato era giorno di riposo per tutti e quindi giorno di uguaglianza. Giorno in cui si commemorava la liberazione dall’Egitto e quindi giorno di Libertà.
Giorno in cui non lavorando si poteva pregare di più e stabilire una relazione più profonda non solo con Dio ma anche con i propri familiari.

In poche parole il sabato era il dono di Dio all’uomo perché l’uomo potesse essere più uomo.

Era il giorno in cui lasciare che Dio si prendesse cura dell’uomo con gratuità dopo che per sei giorni l’uomo aveva pensato a prendersi cura di se stesso e dei proprio cari.
Il sabato allora si santificava “facendo nulla” per accogliere quello che Dio donava. Ecco perché i discepoli raccogliendo le spighe di grano in giorno di sabato non ne tradiscono il significato: infatti “ricevono” quanto Dio gli sta dando gratuitamente, il frutto della terra. Stanno abitando la terra secondo il disegno di Dio e da figli liberi ne accolgono il dono. 

Questo può essere riversato sulla nostra domenica che purtroppo è diventata solo il giorno che separa due settimane di lavoro.
Eppure essa è soprattutto il giorno in cui ricordarci che Dio si prende cura di noi, che la nostra vita non è solo una lotta continua per la sopravvivenza ma è anche lo spazio in cui Dio vuole entrare per dirci che Lui “provvede”.
Questo non lo capiamo per un motivo molto semplice: perché ormai pensiamo che tutto dipenda solo da noi, dalla nostra fatica e dal nostro impegno, Siamo ormai così preoccupati di risolverci la vita da soli che non permettiamo più al Signore di “accudirci”, di dimostrarci che Lui si interessa a noi.

Dimentichiamo le parole del salmo: “Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a riposare e mangiate pane di sudore. Il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno.”( Sl 127)
Non è un invito alla pigrizia ma a crescere nella consapevolezza che Dio vuole trovare spazio nella nostra esistenza e vorrebbe poterci anche dimostrare che Lui ha cura di noi.

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