mercoledì 9 gennaio 2013

Separare la dottrina dall' Amore


“Quando si aderisce a Cristo in modo radicale può accadere che la nostra attenzione si concentri su qualche preciso comportamento o modo di pensare. Ad esempio l’obbedienza, l’ortodossia, la castità, alcune pratiche concrete, oppure una scuola teologica spirituale….Come se volessimo, tramite questa cosa, esprimere la nostra volontà di seguire il Signore…
Il “nemico” approfitta di questa nostra sottolineatura e comincia ad attrarre la nostra attenzione sugli atteggiamenti, sui pensieri  e comportamenti degli altri che hanno una stridente differenza con il nostro.

E dal momento che noi viviamo questo comportamento come strettamente connesso all’adesione a Dio, cominciamo a pensare che gli altri che non fanno o non pensano come noi non vivano di conseguenza una vita spirituale…
Questo spinge poi verso una sorta di sentimento di riparazione: a quel punto si dedicano alla preghiera, alle lunghe veglie, alla penitenza per coloro che non hanno a loro parere gli atteggiamenti e i ragionamenti giusti. Ma stranamente, malgrado l’abbondanza delle preghiere, il loro verdetto.. non cambia”.

Ho riportato queste parole del gesuita Marko Ivan Rupnik ( da “Il discernimento” II, ed.  Lipa, p. 35-35), perché, frequentando persone o ambienti “religiosi”, ho più di una volta notato questa tendenza: il giudicare l’altro e la sua fede a partire da “particolari”.  Se si dà importanza assoluta al digiuno allora si giudica male chi non digiuna, se la preghiera è ristretta alla pratica del rosario o della lectio divina si pensa che chi non prega in queste due forme allora non preghi...
Ci facciamo giudici, anzi giustizieri, del cammino spirituale dell’altro a partire da noi stessi, da ciò a cui noi diamo importanza che però è spesso qualcosa di relativo, non di “sostanza”, non fondamentale.
E questo succede in particolare quando riduciamo la fede agli aspetti etico morali e separiamo la dottrina di Cristo dall’Amore.

Nessun commento:

Posta un commento