lunedì 25 febbraio 2013

Attirare la benedizione di Dio

Oggi la prima lettura (Gn 12, 1-7) ci ha presentato la famosa chiamata di Abramo.
A 75 anni la sua esistenza viene catapultata altrove.
Quel periodo della vita che per tante persone è spesso un tempo di rimpianti, di disincanto, anche di amarezza, diventa per lui il tempo di una nuova partenza, di un viaggio che non solo lo porterà altrove fisicamente ma soprattutto nel quale incontrerà l’assoluto di Dio.
Dai 75 anni in poi conoscerà un Signore che non conosceva.

Colpisce che sia lui che sua moglie sappiano mettersi in cammino ad età avanzata, in cammino per una meta che conosceranno solo dopo. Con Dio funziona così: prima la fiducia poi la chiarezza sulla meta.
E così la storia della salvezza è iniziata da un uomo, dalla “porta stretta “ del di una sola persona.
Così sarà, secoli dopo, per Maria.
La storia di Abramo mi ha ricordato che l’uomo che impara a porre la sua fiducia in Dio non invecchia nello spirito. Rimane elastico e fecondo anche se di una fecondità spesso diversa da quella desiderata d’istinto.
E pensavo a come i nostri tanti piccoli quotidiani, e quelli più grandi che ci fanno sudare sangue, siano anch’essi la “porta stretta” della salvezza, la via d’entrata che Dio cerca per venire a “trovare” l’umanità. Non sono tanto i nostri ragionamenti o i nostri discorsi “alti” ad attirare la benedizione di Dio, ma i nostri .

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