lunedì 11 febbraio 2013

Corse avanti



ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

Zaccheo “corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro” (cf. Lc 19, 1-10)
Zaccheo non è l’unico personaggio del vangelo che corre. Correranno anche altri, come Pietro e il discepolo amato verso il sepolcro dopo che Maria di Magdala era “corsa” ad avvertirli che il corpo di Gesù era sparito ( cf. Gv 20, 1-10).
Sembra proprio che per “vedere”, per incontrare il Signore, si debba correre in alcuni casi.
Mi viene in mente una scritta che capeggiava su un vecchio pulmino di un sacerdote con il quale  si muoveva per le sue attività pastorali.
Si leggeva: “Stanchi di camminare…..cominciarono a correre”.
Noi diremmo: stanchi di camminare si fermarono per il giusto riposo.

Invece no: Zaccheo era probabilmente stanco della sua vita, così come Pietro e l’altro discepolo sentivano tutto il peso del Venerdì santo sulle spalle, vinti nella loro speranza.
Per spezzare queste catene fatte di peccato, mediocrità, scoraggiamento, non si sono però ritirati nelle loro tane. Hanno invece cominciato a correre.
Per vincere la stanchezza morale hanno deciso di sudare di più, di giocarsi di più, di dare di più, di correre quando forse la tentazione più grande era tornare alla vecchia vita, di fermarsi.
Correre però verso una meta, non verso il nulla.. A questo proposito scriveva san Paolo ai Filippesi:
“So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la meta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù” (Fil 3, 13-14).


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