sabato 16 febbraio 2013

Tornare a credere



I DOMENCA DI QUARESIMA -

“Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti , ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso…” (Gl 2, 12)

L’invito a ritornare porta con sé l’idea che da un lato c’è già stato un incontro, uno “stare con” e dall’altro che è avvenuto un allontanamento, una separazione. Ad un certo punto abbiamo iniziato a camminare da un'altra parte, forse non proprio in direzione opposta ma su un altro binario.
Poi leggiamo “a me”. Quindi non si tratta di tornare solo a fare delle cose buone (o a non fare cose cattive)  ma attraverso queste cose di ricostruire l’intimità, la comunione di pensiero e di sentimenti, di vita con Dio.
Tornare dunque ad una persona, non solo ad osservare dei doveri morali o ad assistere ad una liturgia. Essi possono essere i mezzi necessari per tornare a Lui ma non ci si deve mai fermare al mezzo pensando così di aver “adempiuto la legge.” Dio ci chiede molto di più ma perché vuole darci molto di più, non solo attestati di frequenza.
Se dunque in questa Quaresima desideriamo impegnarci maggiormente, è bene chiederci: “Cosa mi aiuta, di cosa ho bisogno per tornare a Lui? E cosa coinvolge tutte le dimensioni della mia esistenza cosicché io possa tornare a Lui con tutto il cuore?”

Questo Signore a cui tornare mostra poi alcune sue caratteristiche: “Misericordioso e pietoso”. 
E questo ci svela il senso del cammino quaresimale: tornare a credere che Dio che mi ama.
Questa è la parte più difficile perché noi viviamo in difesa nei suoi confronti. Se guardiamo nelle nostre profondità capiamo che una parte di noi non crede al suo amore. Quando soffriamo, quando la vita si fa difficile non riusciamo più a credere non solo alle parole di Gesù ma anche a quanto ci dice il suo corpo inchiodato sulla croce.
Un detenuto, vedendo Pannella in sofferenza per il digiuno a favore del miglioramento delle condizioni carcerarie, disse commosso: “Lo sta facendo per noi!”. Quel gesto gli era entrato dentro e lo interrogava.
Il gesto di Gesù è avvento duemila anni fa. Noi lo sentiamo raccontare, lo leggiamo nel vangelo, lo accogliamo nella mente ma credere che Dio mi ama fino a quel punto e lo fa ogni giorno è proprio difficile.
Qui deve intervenire la grazia e l’opera dello Spirito santo che è colui che personalizza la salvezza, da un generico “per noi” la fa percepire “per me”, per me ora e sempre.
Il cammino di Quaresima è in fondo un cammino per riaprirci a questa consapevolezza esistenziale. E il fatto che si ripeta ogni anno ci dice che ne avremo sempre bisogno perché il nostro cuore sarà sempre preda di dubbi, paure, scoraggiamento, stanchezza, allontanamenti vari….

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