martedì 19 marzo 2013

"Fece sorgere un uomo mite"


SOLENNITÀ DI S. GIUSEPPE

“Da lui fece sorgere un uomo mite, che incontrò favore agli occhi di tutti” ( Sir 44, 23).
La liturgia della Parola della solennità di s. Giuseppe nel rito ambrosiano inizia con queste parole del Siracide.

Dio fa sempre sorgere degli uomini miti in mezzo alla umanità e alla Chiesa. 
Questo perché solo la mitezza ha la forza di vincere l’arroganza e la superbia del potere. 
La persona mite sembra avere le armi spuntate ma non è così. Propone con la vita, prima ancora che con le parole, cosa conta, cosa rimane e ciò di cui abbiamo bisogno. 
La mitezza vissuta ed incontrata dona riposo a chi è stanco, ridona la capacità di fidarsi a chi è sfiduciato, offre la speranza al disperato.
Nella persona mite si trova rifugio, riparo.
La solitudine di oggi continua ad aumentare proprio a causa della mancanza di mitezza e di quei gesti di tenerezza che di solito l’accompagnano. 
Il mite è tenero non perché debole ma perché non ha mai permesso che il suo cuore si indurisse.

Il papa lo ha ricordato nell’omelia di oggi prendendo spunto dal ministero di “custodia” di s. Giuseppe:  
“Non dobbiamo avere paura della bontà, neanche della tenerezza….Il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza…..Non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d'animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all'altro, capacità di amore….Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza».

Nessun commento:

Posta un commento