lunedì 4 marzo 2013

La preghiera di domanda



LUNEDÌ DELLA III SETTIMANA DI QUARESIMA

“In quel tempo il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli:” Pregando non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate”. ( Mt 6, 7ss)

Quando Gesù invita a non sprecare parole nella preghiera e ribadisce che Dio conosce ciò di cui abbiamo bisogno, non vuole negare il valore della preghiera di domanda anche perché nei versetti che seguono insegna il “Padre nostro” che è un insieme di invocazioni, di richieste fatte a Dio.
Dicendoci di non sproloquiare vuol dirci che la nostra preghiera non deve partire dal voler “convincere” Dio riguardo ai nostri bisogni, dal volerlo piegare con la nostra insistenza, dal cercare di influenzarlo. Questo non è l’atteggiamento giusto.

La preghiera di domanda però rimane importante e soprattutto sensata perché essa parte da alcuni presupposti.
Il primo è che ci riconosciamo creature povere davanti al Creatore. Ci mettiamo nella posizione dei piccoli che attendono ogni cosa dalle “mani” di Dio. Diventa dunque un antidoto alla superbia, alla presunzione e all’autosufficienza.
Poi chiedere significa che si ha fiducia in colui a cui ci si rivolge. Se dunque chiedo a Dio è perché di Lui mi fido, so che è un Padre diverso dai tanti padri che abitano la terra e che a volte non ascoltano o dimenticano i loro cari. So che può tutto.
Infine domandare mi apre ad accogliere una salvezza che non viene da me. Chiedo ma non pretendo, chiedo con cuore disponibile ad accettare la risposta che riceverò, anche quando fosse un no.
E allora posso chiedere tutto perché la mia vita è fatta di piccole cose e di grandi. E nessuna viene dimenticata da Dio.

Don Giovanni Moioli rispose ad una persona che non riteneva proprio dell’uomo di fede chiedere i miracoli scrivendo una preghiera che mi sembra sintetizzare bene cosa porta in sé il domandare. Eccola:

“Tu sei per me il mio Salvatore, non tocca a me spiegarti che cosa deve significare che Tu sia per me ora il mio Salvatore: ma proprio per questo tocca a me ora chiederti di esserlo completamente, in tutti modi , fino al miracolo.
Non ti metto limitazione alcuna, non metto limitazione alcuna alla mia fiducia in Te: è con questa fede, che bussa e tuttavia si abbandona, che noi chiediamo il miracolo.
Lo chiediamo veramente e semplicemente: partendo da quello che puoi fare Tu e che sai fare a nostra salvezza”.

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