giovedì 25 aprile 2013

"Ho cercato consolatori"



Carissimi,
rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili.
Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti al tempo opportuno, riversando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte ai vostri fratelli sparsi per il mondo.
E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avrete un poco sofferto, vi ristabilirà, vi confermerà, vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta. A lui la potenza nei secoli. Amen! (1 Pt 5, 5-12)

Leggendo queste parole e respirando la sofferenza che in un modo nell’altro tocca tutte le famiglie e le singole persone, mi rendo conto che un ministero fondamentale di questo nostro tempo è quello della consolazione.
Consolazione  nella fede prima di tutto e l’apostolo Pietro ci aiuta a comprenderne la sostanza.
Ci ricorda innanzitutto che l’umiltà prima ancora di essere un atteggiamento è un affidamento: “umiliatevi sotto la potente mano di Dio …riversando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.”
La consolazione per il credente parte da qui, da un atto di fede.

Non solo: ha bisogno di discernimento e di vigilanza per scovare e contrastare tutti i modi con cui il “nemico” mette paura.
Di solito parte dai nostri pensieri: “Cosa farò, come finirà, avrò le forze per reggere….?” Ci fa apparire le difficoltà come un ostacolo invalicabile, insuperabile. È il suo modo di “divorare” la nostra speranza,di scoraggiarci.
La consolazione non consisterà nel negare le difficoltà o i nostri pensieri con i sentimenti che si recano appresso ma sarà un guardare con coraggio la nostra realtà senza lasciarsene spaventare a tal punto da entrare nel panico. Diventerà un affidarsi a Dio con l’ umiltà di chi sa di non reggere da solo.
E diventerà però anche un vigilare diventando abili a discernere tra quei pensieri che vengono da Dio e quelli che vengono dal “nemico”.
Oggi celebriamo la festa di s. Marco evangelista. Grazie a lui abbiamo in mano le parole di Gesù e averle in mano significa anche avere in mano la sua consolazione. Preghiamo di esserne a nostra volta plasmati per poterne essere consolati e consolare a nostra volta.

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