mercoledì 15 maggio 2013

Opera di Dio o opera nostra?



MERCOLEDI DELLA VII SETTIMANA DI PASQUA

“Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.”( Ef 2, 10).

Nella liturgia odierna troviamo queste parole che riprendono quelle di un salmo, il 137: “Non abbandonare l’opera delle tue mani”.
Dunque la prima opera delle mani di Dio siamo noi e di conseguenza tutto ciò che poi viene da noi se compiuto nel suo nome, secondo il suo volere.
Dio, secondo Paolo, ci crea in Cristo Gesù per le opere buone che Lui stesso prepara perché in esse camminiamo.
Le opere buone non sono allora  nostre come “origine” e dunque vanno in un certo senso accolte.
Sottolineo questo aspetto perché  ho l’impressione che molti cristiani siano autoreferenziali in fatto di opere. Si danno da sé la “missione” da compiere, a partire dai loro desideri, dalle loro idee. Su queste si fissano e leggono tutto a partire da un unico criterio, il loro.
Se poi le cose non vanno come desiderano, e questo spesso succede perché l’opera portata avanti non era “di e da Dio” ma solo loro, allora tendono ad accusare gli altri.

S. Ignazio di Loyola in questo caso è stato veramente geniale a smascherare questo tipo di tentazione che il card. Martini così descrive:
“Questa è la tentazione forse più frequente dei buoni, di coloro che servono Dio con generosità, perché il demonio li tenta spingendoli ad esempio sulla via della penitenza, dell’austerità, col pretesto della povertà, dell’autenticità, della sincerità, della giustizia e fa compiere loro opere sbagliate. Si illudono di essere chissà chi, ma calpestano le regole più comuni del vivere onesto, appunto sotto la bandiera della purezza, del rigore, della radicalità evangelica, e vanno facilmente fuori strada.
Il demonio- ammonisce s. Ignazio- tenta soprattutto sub specie boni, sotto apparenza di bene, spingendo a fare sempre meglio per poi arrivare ad avere in mano un pugno di mosche, a fare il vuoto intorno a sé, a distruggere una comunità, partendo da intenzioni apparentemente buone”. (da “Non sprecate parole” p. 98-99)

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