lunedì 6 maggio 2013

Rimanere ai margini



In una intervista in occasione del suo settantesimo compleanno Enzo Bianchi dice perché non ha mai voluto essere ordinato sacerdote:
“Io sentivo dentro di me di dover restare un semplice fedele. Io credo che abbiamo bisogno di mostrare che anche uno che non fa parte dell’ordine clericale possa tentare di condurre una vita evangelica, una vita cristiana. Ho voluto seguire questa via controcorrente perché il monachesimo è tutto "clericalizzato" e oggi resta essenzialmente seguito da monaci-preti. Ma io volevo tornasse alle origini, a quelle di Pacomio, di Basilio, di Benedetto, quando erano semplici laici che rendevano questo servizio al cuore della Chiesa e per tutta la Chiesa, senza per questo far parte della gerarchia.”

Penso che essere ai margini della “gerarchia”, non avere un ruolo istituzionalizzato e “riverito” sia una grande grazia.
È anche questo un modo di essere poveri tra i poveri, senza potere, senza forza, senza carriera.
Si diventa così un “luogo” dove la Provvidenza viene a cercarci perché sia il Signore stesso a metterci là dove vuole e là dove è bene che diamo frutto.

E poi rimanere ai margini è un modo per annunciare che aver ricevuto il Battesimo è aver ricevuto già tutto quanto ci definisce, la nostra identità.
Cercare posti di rilievo, posti "centrali" non è solo segno di superbia o presunzione ma anche un atto di sfiducia nella dignità grande che abbiamo ricevuto. Sembra che non ci basti.
Certamente la nostra vita poi prenderà forma dal Battesimo, per ognuno in modo diverso (alcuni verrano chiamati a certe responsabilità e a ricoprire ruoli particolari), ma se perdiamo di vista la prima dignità che abbiamo ricevuto in dono, allora continueremo a mendicarla altrove.

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