domenica 31 luglio 2016

Il gioco del male


XI DOMENICA DOPO PENTECOSTE - ANNO C

Detestate il male, attaccatevi al bene......benedite e non maledite....non rendete a nessuno male per male".

Leggiamo queste frasi nella seconda lettura di oggi ( Rm 12, 9-18).
Prima o poi credo che tutti facciamo l'esperienza del male che percuote la nostra vita, i nostri pensieri. A volte lo scopriamo tempestoso dentro di noi: si mostra in tutta la sua aggressività quando abbiamo subito un'ingiustizia, una calunnia. Si sveglia subito nel nostro cuore il desiderio di vendetta, di maledire coloro che ci hanno colpito. É il momento della lotta con se stessi nella quale impedirci, come dice l'apostolo, di maledire, di colpire a nostra volta. Non significa non difendersi ma resistere alla tentazione di cedere ad ogni forma di violenza, di cattiveria di ritorno che preme in noi per uscire in tutta la sua veemenza. In questo caso si tratta di resistere al male che scopriamo essere accovacciato alla porta nel nostro cuore, pronto ad entrarvi appena trova una minima apertura, una piccola accondiscendenza.
É una lotta che si vince solo nella preghiera e nella preghiera per chi ci ha fatto del male.

E poi c'è il male del mondo in cui siamo immersi, che ci appare inarrestabile e in continua rimonta sul bene. Ci spaventa, ci deprime. Ci stanca e ci disorienta. A prima vista è vincitore.
L'errore che spesso facciamo è crederlo invincibile quando invece spesso la sua forza sta nello spaventarci. Ci spaventa per farci scappare o arretrare. Si mostra più forte di quello che è realmente e noi gli crediamo. Eppure il male ha tanti punti di fragilità, non ha la solidità del bene.
“Attaccatevi al bene”, dice s. Paolo: mi piace il verbo “attaccatevi” . Sembra un invito ad incollarci al bene, come un adesivo, per sconfiggere il male. É più che cercare, stimare, volere il bene. É un legarci a doppio nodo ad esso diventando noi bene e benedizione, attraverso l'amore che aborrisce ogni pigrizia.

Parlando ai giovani nella veglia di ieri sera della Gmg il papa ha indicato loro il rischio del “divano” che diventa luogo di estraneamento dal mondo, dove rifugiarsi per giocare ai videogiochi, per dormire, per poltrire. Non è una droga, apparentemente non fa nulla di male un divano. Ma se usato non per riposarsi dalla stanchezza dell'aver lavorato bene e per il bene ma per impigrirci, allora diventa il nemico numero uno per il cristiano.
Perché la nostra fede questo ci chiede: “Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera....siate premurosi nell'ospitalità.....Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini”.

É molto più importante accendere una candela che maledire la luce”. (Confucio)

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